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    February 28

    9|3|2008

    Non avrei saputo scegliere.
    A volte le cose vanno ancora meglio del meglio che ti saresti aspettato!
     
    Eppure non vanno bene...
    Relatività del caso, complesso d'indecisione... Zenone, dove cazzo sei?
    Avevi ragione, ma avevo ragione anche io!
     
    ...luce, energia?...
    February 26

    Sogno Mio...

    Il primo pensiero sei tu che non leggi, che forse attraverso la parola fi.nale capovolgi ogni dolore...
     
    "Essendo sempre più debole capisco che per realizzare il mio sogno di fine comune io sono sempre più vicino all'inizio di tale opera.
    La ragione rende folli, la follia è da ammirare, ma crea squilibrio. Lo squilibrio danneggia il mondo, il mondo è perfezione
    rovinata dal sentirsi libero dell'uomo."
     
    ...Sm.ile
     
    25 Febbraio 2008 aitWASaSUNNYday
     
    ...50ngs to leave
    February 21

    Luoghi Nel Tempo, Persone Nella Memoria

    Rabbia nel silenzio.
     
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    Intramutabile, l'ordine gerarchico continua a rovesciarsi come onde d'un mare in tempesta.
     
    Nel tempo dei ricordi ammetto con mute parole la mia esistenza...
    dolce in quell'attimo di forte debolezza d'amore, spensierato in quei veloci passi che rincorrono un pallone, quel bambino che non aveva testa per pensare, ma solo per ubbidire, e scappare poi lontano da ogni dura legge attraverso una corsa e un gol.
    Poi la rabbia nel silenzio, giunta lentamente senza preavviso, in un mondo che non concede errori, un mondo sbagliato che non accetta scelte libere.
    L'aiuto e il sacrificio, l'apice della mia esistenza scompare, poi quando perdo un ricordo del passato mi ritrovo davanti alla stessa immagine della bellezza massima.
    Mi fermo, ammiro il suono della notte gelida... uno, due, tre, mi trovo in mezzo a due meraviglie, una del passato e una del futuro, tutto mi rende egocentrico, l'immagine del ricordo e le sensazioni scompaiono nel bisogno, torna la rabbia e il silenzio.
    Non parlo, scrivo. Scrivo per chi non potrà capire, o per chi probabilmente cercherà di capire senza riuscirci, qualcuno forse mi domanderà cosa significa tutto ciò, ma non sarò più in grado di rispondere. L'istante che si vive può essere descritto solo facendolo vivere, così come ogni testo può essere solo riscritto...
    Non avrebbe senso trovare un compromesso per quel che è stato l'infinito dell'istante, l'inizio e la fine di tutto nello stesso momento, il giorno e la notte nello stesso cielo...
     
    ... Wish I Could Dream It Again...
     
    "I sogni non sono realtà, ma nulla vietà alla realtà di essere più bella dei sogni..."
     
     
    February 20

    Hope, leaves

    Spero di poter entrare nei tuoi pensieri domani...
     
     
     
    Fire Walk with Us
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    February 13

    ...ciao,pianti e lacrime per quel che ne sarà di questa mia gioia

    ... hai paura di morire solo quando ricominci a vivere...
                                      SkyBlue              DSC08900
    ...ho paura di morire, so che non potrò sfuggire...
     
    DSC09037
     
    il passato ritorna, ripercorro le emozioni in un nuovo tempo... Don'tBurnMySun,please.God.
    February 11

    .... SuN

    ... forse sto riuscendo ad uscire da una lunga apnea, forse è solo un'illusione che provocherà dolore, ma per una volta voglio interessarmi dell'emozione in se, non del tempo o delle ragioni... Pensiero o Sentimento, non è questo che ora mi importa.Sole
     
    Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande
    che per mare e per terra batti l'ali,
    e per lo 'nferno tuo nome si spande!
    Tra li ladron trovai cinque cotali
    tuoi cittadini onde mi ven vergogna,
    e tu in grande orranza non ne sali.
    Ma se presso al mattin del ver si sogna,
    tu sentirai, di qua da picciol tempo,
    di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna.
    E se già fosse, non saria per tempo.
    Così foss' ei, da che pur esser dee!
    ché più mi graverà, com' più m'attempo.
    Noi ci partimmo, e su per le scalee
    che n'avea fatto iborni a scender pria,
    rimontò 'l duca mio e trasse mee;
    e proseguendo la solinga via,
    tra le schegge e tra ' rocchi de lo scoglio
    lo piè sanza la man non si spedia.
    Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio
    quando drizzo la mente a ciò ch'io vidi,
    e più lo 'ngegno affreno ch'i' non soglio,
    perché non corra che virtù nol guidi;
    sì che, se stella bona o miglior cosa
    m'ha dato 'l ben, ch'io stessi nol m'invidi.
    Quante 'l villan ch'al poggio si riposa,
    nel tempo che colui che 'l mondo schiara
    la faccia sua a noi tien meno ascosa,
    come la mosca cede a la zanzara,
    vede lucciole giù per la vallea,
    forse colà dov' e' vendemmia e ara:
    di tante fiamme tutta risplendea
    l'ottava bolgia, sì com' io m'accorsi
    tosto che fui là 've 'l fondo parea.
    E qual colui che si vengiò con li orsi
    vide 'l carro d'Elia al dipartire,
    quando i cavalli al cielo erti levorsi,
    che nol potea sì con li occhi seguire,
    ch'el vedesse altro che la fiamma sola,
    sì come nuvoletta, in sù salire:
    tal si move ciascuna per la gola
    del fosso, ché nessuna mostra 'l furto,
    e ogne fiamma un peccatore invola.
    Io stava sovra 'l ponte a veder surto,
    sì che s'io non avessi un ronchion preso,
    caduto sarei giù sanz' esser urto.
    E 'l duca che mi vide tanto atteso,
    disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;
    catun si fascia di quel ch'elli è inceso».
    «Maestro mio», rispuos' io, «per udirti
    son io più certo; ma già m'era avviso
    che così fosse, e già voleva dirti:
    chi è 'n quel foco che vien sì diviso
    di sopra, che par surger de la pira
    dov' Eteòcle col fratel fu miso?».
    Rispuose a me: «Là dentro si martira
    Ulisse e Dïomede, e così insieme
    a la vendetta vanno come a l'ira;
    e dentro da la lor fiamma si geme
    l'agguato del caval che fé la porta
    onde uscì de' Romani il gentil seme.
    Piangevisi entro l'arte per che, morta,
    Deïdamìa ancor si duol d'Achille,
    e del Palladio pena vi si porta».
    «S'ei posson dentro da quelle faville
    parlar», diss' io, «maestro, assai ten priego
    e ripriego, che 'l priego vaglia mille,
    che non mi facci de l'attender niego
    fin che la fiamma cornuta qua vegna;
    vedi che del disio ver' lei mi piego!».
    Ed elli a me: «La tua preghiera è degna
    di molta loda, e io però l'accetto;
    ma fa che la tua lingua si sostegna.
    Lascia parlare a me, ch'i' ho concetto
    ciò che tu vuoi; ch'ei sarebbero schivi,
    perch' e' fuor greci, forse del tuo detto».
    Poi che la fiamma fu venuta quivi
    dove parve al mio duca tempo e loco,
    in questa forma lui parlare audivi:
    «O voi che siete due dentro ad un foco,
    s'io meritai di voi mentre ch'io vissi,
    s'io meritai di voi assai o poco
    quando nel mondo li alti versi scrissi,
    non vi movete; ma l'un di voi dica
    dove, per lui, perduto a morir gissi».
    Lo maggior corno de la fiamma antica
    cominciò a crollarsi mormorando,
    pur come quella cui vento affatica;
    indi la cima qua e là menando,
    come fosse la lingua che parlasse,
    gittò voce di fuori e disse: «Quando
    mi diparti' da Circe, che sottrasse
    me più d'un anno là presso a Gaeta,
    prima che sì Enëa la nomasse,
    né dolcezza di figlio, né la pieta
    del vecchio padre, né 'l debito amore
    lo qual dovea Penelopè far lieta,
    vincer potero dentro a me l'ardore
    ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto
    e de li vizi umani e del valore;
    ma misi me per l'alto mare aperto
    sol con un legno e con quella compagna
    picciola da la qual non fui diserto.
    L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,
    fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
    e l'altre che quel mare intorno bagna.
    Io e ' compagni eravam vecchi e tardi
    quando venimmo a quella foce stretta
    dov' Ercule segnò li suoi riguardi
    acciò che l'uom più oltre non si metta;
    da la man destra mi lasciai Sibilia,
    da l'altra già m'avea lasciata Setta.
    "O frati", dissi, "che per cento milia
    perigli siete giunti a l'occidente,
    a questa tanto picciola vigilia
    d'i nostri sensi ch'è del rimanente
    non vogliate negar l'esperïenza,
    di retro al sol, del mondo sanza gente.
    Considerate la vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti,
    ma per seguir virtute e canoscenza".
    Li miei compagni fec' io sì aguti,
    con questa orazion picciola, al cammino,
    che a pena poscia li avrei ritenuti;
    e volta nostra poppa nel mattino,
    de' remi facemmo ali al folle volo,
    sempre acquistando dal lato mancino.Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande
    che per mare e per terra batti l'ali,
    e per lo 'nferno tuo nome si spande!
    Tra li ladron trovai cinque cotali
    tuoi cittadini onde mi ven vergogna,
    e tu in grande orranza non ne sali.
    Ma se presso al mattin del ver si sogna,
    tu sentirai, di qua da picciol tempo,
    di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna.
    E se già fosse, non saria per tempo.
    Così foss' ei, da che pur esser dee!
    ché più mi graverà, com' più m'attempo.
    Noi ci partimmo, e su per le scalee
    che n'avea fatto iborni a scender pria,
    rimontò 'l duca mio e trasse mee;
    e proseguendo la solinga via,
    tra le schegge e tra ' rocchi de lo scoglio
    lo piè sanza la man non si spedia.
    Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio
    quando drizzo la mente a ciò ch'io vidi,
    e più lo 'ngegno affreno ch'i' non soglio,
    perché non corra che virtù nol guidi;
    sì che, se stella bona o miglior cosa
    m'ha dato 'l ben, ch'io stessi nol m'invidi.
    Quante 'l villan ch'al poggio si riposa,
    nel tempo che colui che 'l mondo schiara
    la faccia sua a noi tien meno ascosa,
    come la mosca cede a la zanzara,
    vede lucciole giù per la vallea,
    forse colà dov' e' vendemmia e ara:
    di tante fiamme tutta risplendea
    l'ottava bolgia, sì com' io m'accorsi
    tosto che fui là 've 'l fondo parea.
    E qual colui che si vengiò con li orsi
    vide 'l carro d'Elia al dipartire,
    quando i cavalli al cielo erti levorsi,
    che nol potea sì con li occhi seguire,
    ch'el vedesse altro che la fiamma sola,
    sì come nuvoletta, in sù salire:
    tal si move ciascuna per la gola
    del fosso, ché nessuna mostra 'l furto,
    e ogne fiamma un peccatore invola.
    Io stava sovra 'l ponte a veder surto,
    sì che s'io non avessi un ronchion preso,
    caduto sarei giù sanz' esser urto.
    E 'l duca che mi vide tanto atteso,
    disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;
    catun si fascia di quel ch'elli è inceso».
    «Maestro mio», rispuos' io, «per udirti
    son io più certo; ma già m'era avviso
    che così fosse, e già voleva dirti:
    chi è 'n quel foco che vien sì diviso
    di sopra, che par surger de la pira
    dov' Eteòcle col fratel fu miso?».
    Rispuose a me: «Là dentro si martira
    Ulisse e Dïomede, e così insieme
    a la vendetta vanno come a l'ira;
    e dentro da la lor fiamma si geme
    l'agguato del caval che fé la porta
    onde uscì de' Romani il gentil seme.
    Piangevisi entro l'arte per che, morta,
    Deïdamìa ancor si duol d'Achille,
    e del Palladio pena vi si porta».
    «S'ei posson dentro da quelle faville
    parlar», diss' io, «maestro, assai ten priego
    e ripriego, che 'l priego vaglia mille,
    che non mi facci de l'attender niego
    fin che la fiamma cornuta qua vegna;
    vedi che del disio ver' lei mi piego!».
    Ed elli a me: «La tua preghiera è degna
    di molta loda, e io però l'accetto;
    ma fa che la tua lingua si sostegna.
    Lascia parlare a me, ch'i' ho concetto
    ciò che tu vuoi; ch'ei sarebbero schivi,
    perch' e' fuor greci, forse del tuo detto».
    Poi che la fiamma fu venuta quivi
    dove parve al mio duca tempo e loco,
    in questa forma lui parlare audivi:
    «O voi che siete due dentro ad un foco,
    s'io meritai di voi mentre ch'io vissi,
    s'io meritai di voi assai o poco
    quando nel mondo li alti versi scrissi,
    non vi movete; ma l'un di voi dica
    dove, per lui, perduto a morir gissi».
    Lo maggior corno de la fiamma antica
    cominciò a crollarsi mormorando,
    pur come quella cui vento affatica;
    indi la cima qua e là menando,
    come fosse la lingua che parlasse,
    gittò voce di fuori e disse: «Quando
    mi diparti' da Circe, che sottrasse
    me più d'un anno là presso a Gaeta,
    prima che sì Enëa la nomasse,
    né dolcezza di figlio, né la pieta
    del vecchio padre, né 'l debito amore
    lo qual dovea Penelopè far lieta,
    vincer potero dentro a me l'ardore
    ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto
    e de li vizi umani e del valore;
    ma misi me per l'alto mare aperto
    sol con un legno e con quella compagna
    picciola da la qual non fui diserto.
    L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,
    fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
    e l'altre che quel mare intorno bagna.
    Io e ' compagni eravam vecchi e tardi
    quando venimmo a quella foce stretta
    dov' Ercule segnò li suoi riguardi
    acciò che l'uom più oltre non si metta;
    da la man destra mi lasciai Sibilia,
    da l'altra già m'avea lasciata Setta.
    "O frati", dissi, "che per cento milia
    perigli siete giunti a l'occidente,
    a questa tanto picciola vigilia
    d'i nostri sensi ch'è del rimanente
    non vogliate negar l'esperïenza,
    di retro al sol, del mondo sanza gente.
    Considerate la vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti,
    ma per seguir virtute e canoscenza".
    Li miei compagni fec' io sì aguti,
    con questa orazion picciola, al cammino,
    che a pena poscia li avrei ritenuti;
    e volta nostra poppa nel mattino,
    de' remi facemmo ali al folle volo,
    sempre acquistando dal lato mancino.
    Tutte le stelle già de l'altro polo
    vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,
    che non surgëa fuor del marin suolo.
    Cinque volte racceso e tante casso
    lo lume era di sotto da la luna,
    poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,
    quando n'apparve una montagna, bruna
    per la distanza, e parvemi alta tanto
    quanto veduta non avëa alcuna.
    Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
    ché de la nova terra un turbo nacque
    e percosse del legno il primo canto.
    Tre volte il fé girar con tutte l'acque;
    a la quarta levar la poppa in suso
    e la prora ire in giù, com' altrui piacque,
    infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».
    Tutte le stelle già de l'altro polo
    vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,
    che non surgëa fuor del marin suolo.
    Cinque volte racceso e tante casso
    lo lume era di sotto da la luna,
    poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,
    quando n'apparve una montagna, bruna
    per la distanza, e parvemi alta tanto
    quanto veduta non avëa alcuna.
    Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
    ché de la nova terra un turbo nacque
    e percosse del legno il primo canto.
    Tre volte il fé girar con tutte l'acque;
    a la quarta levar la poppa in suso
    e la prora ire in giù, com' altrui piacque,
    infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».

    ... ... s a d t o y of the p a s t, repeat now

    ... poi tante parole si nascondono trasformando quel nascente sentimento di gioia in angosciosa incertezza...
     
    DSC08662...come un muro dove chi legge le scritte non ne comprende il significato... poichè lo scrittore fu incapace di trasmettere...
    February 07

    solNelsol

    Due tempi nello stesso momento.
    La voce delle fantasie di molte memorie.
    Si oltrepassa la soglia del prima e del dopo,
    cambiando velocemente punto di vista
    le idee si confondono.
    Il Delirio si abbandona alla sua ragione
    lasciando l'appartenennza dell'abbandono alle fantasie del presente,
    dimostrando che ora prima e dopo sono degrado.




    DSC01036




    _il vero degrado appartiene solo al vero splendore_

    Film

    Silenzio... poi tutto gira attorno a me, sfiorandomi, ma le mie sensazioni sono lontane.
    Una distanza che non è dettata dal momento, ma dal ricordo, quel ricordo che torna alla mente per spiegarti che quello che stai vivendo non è nulla di nuovo, solo una semplice conseguenza di piccole incomprensioni sommate.

    Mi alzo per poi sedermi, nuovamente, all'aperto, dove infinite luci iluminano un paesaggio lontano, così vivo e silenzioso, del mio silenzio.
    Se ascolti la rabbia comprendi che non è altro che un razionale istinto che sei in grado di affogare...

    "In un barattolo di vetro, spingi e premi con forza le tue guance per cercare un'uscita troppo alta per chi non può saltare...

    ._ io non ho nessuna capacità, io non so trasmettere il malumore, forse non so neanche provarlo, sono una misera creatura a cui è concesso il semplice illudersi del vivere qualcosa di "vero" ._
    .scusaSeRendoTristeConLaMiafinzione/.

    Il ginocchio si piega senza il tuo volere, il salto è così in la che ti porta a non vedere più dove eri rinchiuso, ti porta così lontano da non capire più chi e quanto sei..."

    Poi torni a sentire quel tatto che è di tutto il tuo corpo, sono vicino a ciò che non ha significato nè valore, ma NessunoVuoleLaVerità, come se non esistesse... la verità.

    Nella vita ho intrapreso una strada, ma i continui cambiamenti l'hanno portata lontana da qualsiasi meta, deforme per un ritorno, così costruisco in un luogo impenetrabile qualcosa per gli altri, pur sapendo che non ci saranno mai.
     
    DSC09844